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mercoledì, Febbraio 1, 2023

Oddo sull’aeroporto di Birgi: servono soluzioni praticabili

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Periodicamente sull’aeroporto di Birgi, ricadente oggi nel comune di Misiliscemi, si concentrano i riflettori e si sfoga il popolo dei social. Cerchiamo di fare il punto con lucidità. Lo scalo V. Florio, nato come semplice appendice dell’aeroporto militare, nel tempo è cresciuto notevolmente, merito di un management complessivamente valido, da Galia in avanti quantomeno, ma anche dei governi regionali Crocetta e Musumeci che, su pressione delle deputazioni trapanesi, hanno riversato sull’ airgest risorse senza precedenti. Qualche appunto semmai si può muovere a quei comuni che non rispettarono l’accordo di co-marketing, inducedendo Ryanair a ridurre drasticamente i voli.

Questo per il passato, oggi ci troviamo con un aeroporto che a fronte di un milione di passeggeri produce 2,5 milioni di perdite nel 2022. Il pareggio sarebbe fissato secondo i tecnici del settore all’irragiungibile meta dei 3 milioni di passeggeri all’anno. La corte dei conti ha intimato alla regione, che comunque non ne ha in questa fase le disponibilità, di interrompere la prassi del ripiano delle perdite.

Ha pertanto ripreso attualità l’ ipotesi di dare vita ad un polo aeroportuale per la Sicilia occidentale, così come disposto del resto da tempo da Bruxelles. Apriti cielo. Sull’ onda del campanilismo tipico delle piccole realtà provinciali, tutti a stracciarsi le vesti. Grosso modo come già avvenuto per l’unificazione dell’autorità portuale con Palermo. Salvo poi constatare che sotto la presidenza di Pasqualino Monti il porto di Trapani sta vivendo una stagione di rilancio e investimenti in lavori di ammodernamento.

A noi trapanesi non interessa se vi sia un unico cda o due che governino Punta Raisi e Birgi, ma che arrivino i turisti dalle nostre parti in misura possibilmente sempre maggiore. Questo obiettivo si raggiunge sia con un politica di “vendita del prodotto Sicilia” sui mercati turistici internazionali e sia migliorando i servizi e i collegamenti su strada e ferroviari. Con una linea ferrata veloce che colleghi Trapani con Palermo e i due scali direttamente. Che poi la regione trovi acquirenti privati interessati ad investire da noi sul trasporto aereo la vedrei come un opportunità. Non ritengo verosomile che chi investa capitali ovviamente puntando sulle potenzialità del nostro territorio, successivamente chiuda l’ aeroporto, ostacolando l’affllusso dei turisti. Quindi non a stracciarsi le vesti, ma seguire con attenzione i processi in corso, perseguendo l’ovvia esigenza di tutelare e salvaguardare i nostri interessi.

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