Le contraddizioni della Chiesa e il genio di Paolo Sorrentino

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1The-Young-Pope

2The-Young-PopeThe Young Pope e The New Pope, le due serie TV ideate e scritte da Paolo Sorrentino, vincitore dell’oscar con “La grande bellezza”, Roma come onirico proscenio, affresco di un potere mondano i cui attori sono pezzi della società facoltosa ai tempi della prima repubblica con un Toni Servillo sublime Jep Gambardella. Le due serie, la prima andata in onda nel 2016, hanno come protagonista principale Jude Law, alis Pio XIII. Papa giovane eletto a sorpresa, il primo a stelle e strisce, tanto seducente nella sua giovane età papale, quanto conservatore e reazionario nella concezione della fede e del potere temporale, un’ anteprima per chi non l’ha vista: Pio reintroduce la tiara, copricapo del sovrano di città del Vaticano abolito nella realtà de facto da Paolo VI, che per questo motivo fu definito anti Papa. L’opposto di Papa Francesco, diverso da lui nel volere denunciare e fare emergere il fenomeno della pedofilia all’interno del clero, anche se due recenti documenti, nel dicembre scorso, voluti da Bergoglio, hanno innalzato a 18 anni (prima era 14), l’abolizione del segreto pontificio su tale vergognoso fenomeno. Pio deve lottare perennemente con una sindrome che attanaglia tutti noi, quella dell’abbandono, nel suo caso quella genitoriale, i suoi due hippy che decidono di partire per Venezia e lo lasciano davanti ad un orfanotrofio a 7 anni, Pio dubita anche della sua fede. Il successo ottenuto dalla prima serie, segue the New Pope, the New perché Pio nella sua prima apparizione pubblica a Venezia, in seguito ad un malore, entra in coma irreversibile, che renderà necessaria l’elezione di un nuovo pontefice, interpretato da un John Malkovich alias Giovanni Paolo III, mistico, poetico e tossicodipendente. Sorrentino, nel creare i due Papa immaginari, attinge dalla realtà attuale.  

Vittorio Alfieri

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