Coronavirus, la storia ci insegna che…

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CoronavirusQuello che sta accadendo in questi giorni è già successo tanto tempo fa. Abbiamo appreso dalla storia quando la peste fece tremare il mondo, non fu da meno l’asiatica del secolo passato. Nel mondo in cui viviamo, purtroppo, dobbiamo fare i conti con l’imprevisto. Oggi il Coronavirus si è presentato allo stesso modo dei “colleghi” precedenti: solo in questi momenti l’uomo si accorge della sua impotenza e delle difficoltà che incontra per sopravvivere agli attacchi di questo piccolo essere invisibile ma tanto pericoloso. Paradossalmente solo quando si manifestano questi eventi l’uomo ritrova se stesso e quella dignità che lo differenzia dagli altri esseri viventi. L’uomo di successo e l’uomo della strada diventano uguali e l’uno per sopravvivere è costretto ad aiutare l’altro. Sarà paura? Sarà la scoperta del senso di appartenenza? Forse, ma è quello che accade ogni volta. Ciascuno per superare questo imprevisto contribuisce con quello che può: ad esempio in Puglia una sarta ha cucito in una notte 1000 mascherine (essendo queste ultime introvabili), distribuendole gratuitamente ai suoi compaesani. Arrivano aiuti anche dal mondo dell’imprenditoria: lo stilista Armani ha donato 1.250.000,00 a quattro ospedali lombardi, Giovanni Rana ha donato 400.000,00 a due ospedali veneti. Aldilà dei beni materiali c’è poi la vicinanza emotiva che ci unisce anche quando siamo costretti a restare lontani e ancora una volta ce lo insegna il popolo napoletano, dall’impareggiabile fantasia: una canzone intonata dai balconi per scacciare la paura del Covid-19. La musica rimbalza di balcone in balcone, in diverse zone della città, a partire dai Quartieri spagnoli: da Pino Daniele con «Napul’è» ad Andrea Sannino con «Abbracciame» e «I ragazzi della Curva B» di Nino D’Angelo. L’Italia non ci sta a soccombere sotto la tristezza ingenerata dal virus e reagisce all’insegna del “canta che ti passa” in attesa che l’emergenza finisca presto.

Elio Licari

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