Un secondo lockdown è vicino?

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2lockdownDopo lo spettro del comunismo, che si aggirava sull’Europa, K. Marx  docet, aleggia sullo stivale lo spettro di un secondo lockdown. Il governo nazionale ha una responsabilità enorme (perifrasi) nel condurre la nazione nel periodo più nero della pece durante il secondo dopoguerra. Eppure il belpaese dal 1948 in poi di tempi oscuri ne ha vissuti, si citano: golpe Borghese, strategia della tensione, si rammentano, piazza Fontana, ultima in ordine cronologico la strage della stazione di Bologna (2 agosto 1980). Le bombe della mafia siciliana, il cui capo era allora Totò Riina detto “ù curtu” nel 1992-93.Sicuramente il governo romano ha commesso errori nella gestione della pandemia, due su tutti, il trasporto pubblico, ma soprattutto fidarsi di noi italiani. Impeccabili nel comportamento nei mesi di marzo e aprile. Ma poi da “tana liberi tutti”, come se non ci “fosse un domani”, da maggio in poi. Il domani è arrivato ed è oggi. Giustamente non piace, ma la colpa è dei nostri comportamenti dissennati. La metafora storica per narrare i mesi di Coronavirus è la storia dei Borgia. Dinastia castigliana che esercitò il potere dapprima con Papa Callisto III e poi con il più famigerato Rodrigo/Alessandro VI. Utilizzando un’espressione attuale, un “mandrillo”, dieci prole. Ma quattro concepiti con Vannozza Cattanei. Ebbero un ruolo pubblico di prim’ordine, Cesare, Giovanni, Lucrezia e Goffredo. Il primo, quello fedele, che rappresenta gli italiani nel bimestre marzo/aprile, che esegue alla lettera le raccomandazioni del patriarca G.Conte. Il secondo, Giovanni, siamo noi abitanti dello stivale, che siamo stati “debosciati” nel semestre successivo.           Vittorio Alfieri

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