Il calcio come metafora della vita

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1eriksen-ansaIeri pomeriggio nell’incontro di calcio in svolgimento a Copenhagen, valevole per il primo campionato europeo itinerante, Danimarca vs Finlandia, si è temuta una morte in campo e in diretta mondiale del calciatore danese del club della beneamata Inter, Christian Eriksen, per arresto cardiaco. Gli hanno salvato la vita il pronto intervento di Kjaer, anche lui danese e di club del Milan, in un derby senza retorica e commovente, che gli ha spostato la lingua per liberargli le vie aree superiori, i medici hanno effettuato il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore ha fatto il resto.

2eriksen-ansaIeri pomeriggio nell’incontro di calcio in svolgimento a Copenhagen, valevole per il primo campionato europeo itinerante, Danimarca vs Finlandia, si è temuta una morte in campo e in diretta mondiale del calciatore danese del club della beneamata Inter, Christian Eriksen, per arresto cardiaco. Gli hanno salvato la vita il pronto intervento di Kjaer, anche lui danese e di club del Milan, in un derby senza retorica e commovente, che gli ha spostato la lingua per liberargli le vie aree superiori, i medici hanno effettuato il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore ha fatto il resto. Altrettanto toccante il paravento umano dei compagni di squadra a protezione di Christian, che aveva ripreso coscienza e l’ha accompagnato fino all’uscita dal terreno di gioco, il tutto alla presenza della moglie accorsa in campo piangente, sostenuta dal capitano Kjaer e dal portiere. In ospedale si è stabilizzato. Nel frattempo allo stadio i tifosi incoraggiavano Cristian, i finlandesi scandendone il nome, i danesi il cognome. Il calcio, a ragione, spesso è visto come luogo di sfarzo, capricci e privilegio. È indubbio che il calcio attuale risponde alla logica economica del mercato. I danari corrisposti nei contratti lo sono perché i datori ne hanno un ritorno quanto meno maggiorato o alla pari, altrimenti il fallimento è certo e la storia ne è zeppa, compreso il Marsala Calcio 1912. È terminata da tempo l’era dei magnati come Berlusconi, Moratti e gli stessi Agnelli. Sabato scorso è andato in campo il calcio della normalità, quello nobile, dove i tifosi non si odiano, arrivando allo scontro fisico che in talune circostanze genera morte: Lima 1964, Perù vs Argentina, 328 vittime per la tentata invasione -in due ci riuscirono- per picchiare l’arbitro che scatenò la reazione delle forze dell’ordine, gli italiani ricordano benissimo l’Heysel -39 vittime-. L’auspicio, cercando di non cascare nella retorica di circostanza, è che il calcio torni quanto meno sugli spalti e sul prato verde a ” quote più normali “.

Vittorio Alfieri

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