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sabato, Gennaio 22, 2022

Immunità di gregge e democrazia

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2immunita-di-gregge-1300x731Con l’espressione, detta anche immunità di gruppo, si intende quel fenomeno per cui, una volta raggiunto un livello di copertura vaccinale – per una  determinata infezione – considerato sufficiente all’interno della popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone non vaccinate. Il motivo è chiaro: essere circondati da individui vaccinati e dunque non in grado di trasmettere la malattia è determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva. La soglia minima dell’immunità di gruppo varia a seconda dell’infezione, infatti i vari patogeni hanno differenti indici di contagiosità. Ma per le infezioni più diffuse, contro cui ci si vaccina, è possibile considerare al sicuro l’intera popolazione quando almeno il 95 per cento di essa risulta vaccinata. Dal punto di vista della profilassi, il concetto di immunità di gregge non risulta valido per malattie infettive non trasmissibili da uomo a uomo, come per esempio il tetano. Con l’avvento della pandemia da Sars-Cov-2 e l’arrivo dei vaccini, l’esternazione è divenuta di dominio pubblico. Nel XX° secolo abbiamo avuto l’infezione di gregge, tre agenti patogeni inquinarono l’Europa. Il comunismo con la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, che cacciò l’ultimo zar moscovita, ma subì la contaminazione letale con Stalin al potere. Successivamente il nazismo con Hitler, il quale aveva chiaro che doveva infettare il più possibile il popolo germanico e infatti creò il ministero della propaganda, al comando un suo fedelissimo Goebbels. Infine il fascismo con il Duce Benito Amilcare Andrea, per lo stivale e non solo, Benito Mussolini. Fortunatamente, in termini numerici, coloro che si vaccinarono alla libertà furono abbastanza per generare la “resistenza” e sconfiggere le tre piaghe. Nel dopoguerra il belpaese conobbe il virus del terrorismo, quella stagione della nostra storia fu definita “strategia della tensione “o “anni di piombo”, l’intento era demolire l’ordine democratico precostituito. A due stragi vengono convenzionalmente fatti ricondurre, rispettivamente l’inizio e la fine della strategia della tensione. L’arco temporale fu dalla strage di piazza Fontana -12 dicembre 1969- alla strage di Bologna -2 agosto 1980. Alcuni “antidoti” furono il generale dei CC Dalla Chiesa e il magistrato Caselli. Rigurgiti d’avvelenamento si ripresentano periodicamente, l’Ungheria di Orban, Marie Le Pen in Francia o Forza Nuova in Italia con Roberto Fiore. Quest’ultimo è il partito con minor consenso ma con qualche ammiccamento della Lega. Il post pandemia ci regalerà attraverso gli antidoti l’immunità di gregge, speriamo non frantumi quella della democrazia.

Vittorio Alfieri

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