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martedì, Maggio 17, 2022

Intellighenzia, preziosità senza tempo

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Uomo da villaggio e Intellettuali.Antonio Gramsci nel suo pensiero suddivide la società in lavoratori manuali e lavoratori della mente. L’autore de ” I quaderni del carcere ” fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, genitore del PCI. Palmiro Togliatti, suo successore, alla segreteria si contrapponeva al sardo che era critico sull’operato di Stalin perchè tradiva l’idea di Lenin, definito dal comandante della rivoluzione d’ottobre inadeguato in quanto non leale, intollerante al dissenso e la storia gli ha dato ragione, perché aveva egemonizzato il Comitato Centrale, Togliatti invece alleato non critico e soprattutto fedele all’uomo dei Gulag. Ci volle Berlinguer per affrancarsi dal controllo sovietico. Ovviamente il pensiero gramsciano va contestualizzato, il tasso d’analfabetismo negli anni venti era pari al 36%. L’importanza d’avere una “intellighenzia” era chiaro al politico-filosofo e la manifestò in uno dei sei volumi dell’opera i “Quaderni del carcere” con la suddivisione tra i due ceti.Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura. Il filosofo dapprima si sofferma sul processo di formazione della classe culturale all’interno della società civile e politica. Ogni classe e ogni partito tende a elaborare la propria categoria di intellettuali, investita del compito di rappresentarli e conquistare per loro un primato sul resto della collettività. L’erudizione ha permesso alla massa di avere gli strumenti per valutare la classe politica. Non si è populisti nell’affermare che essa ha fallito miseramente dapprima facendosi commissariare da Mattarella che chiamò Draghi al governo, insuccesso riconfermato nell’attuale elezione del presidente della Repubblica. Necessita tornare all’Uomo da Villaggio per formare una nuova Intellighenzia.

Vittorio Alfieri

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