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lunedì, Maggio 16, 2022

Il gatto che si morde la coda. Bombe, capitale e diplomazia

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Tra medici uccisi, bombardieri con missili a grappolo lanciati su ospedali e sul memoriale della shoa, violenza che sta devastando ciò che si conquista, spettri di case, cadaveri, e le onorificenze che abbiamo dato agli oligarchi russi, proprio noi italiani, una pantomima del potere davvero insensata se non connessa ad un merito, questa Guerra mostra tutto il precario equilibrio del mondo. Un mondo che non è stato capace, in tempo di Covid, di fermarsi simultaneamente per decapitare il contagio, che non è stato in grado di superare i brevetti sui vaccini per salvaguardare i paesi poveri, e che, di fronte alla ennesima guerra, vede l’Onu impotente, e tutti gli Stati avvolti in un sinistro chiacchiericcio cerimoniale che stride con la concretezza della morte dei civili innocenti. È la guerra dei tweet, dei bla bla bla e delle sanzioni che entrano a regime tra un po’, solo tra un po’. I popoli dovrebbero potere incidere sulla natura del potere, in molti casi ne hanno la sovranità, mentre oggi è il potere che incide sulla natura dei popoli. Lo dimostrano le parabole dei populisti nostrani, e di ogni latitudine, i quali non solo restano incapaci di rompere il cerimoniale sontuoso della burocrazia in grado solo di osservare la morte innocente, ma anche complici di un sistema in cui la vita rischia di non avere alcun peso. Erano quelli che dovevano strappare i polsini e le cravatte, ad aver riaffermato polsini e cravatte. Il potere assorbe. E sembra immune alle mutazioni. Si diventa simili ad esso. Non lo si riesce, almeno in Occidente, a cambiare. Non a caso, mentre Kiev mette in campo la difesa della patria in un modo commuovente ed ottocentesco, la pantomima occidentale usa l’arma economica, che nella sua estrema ratio conduce però ad un impoverimento di chi? Non dell’oligarchia, la quale può reggere la frammentazione di un milione di volte del proprio sterminato potere economico, senza collassare. Del popolo piuttosto, che invece vive sulla soglia di sussistenza e non può reggere neanche al dimezzarsi della sua risorsa vitale.Torna l’utopia di Marx. Come un solo capitalista può reggere la piramide di proletariato senza una inversione della prassi? In tempo di guerra: come un nucleo di decorati oligarchi potranno mai reggere una nazione di miserabili senza che ciò degeneri in una inversione della prassi? Il terrificante discrimine tra utopia e storia sta nel controllo degli armamenti nucleari. Che nessun capitale avrebbe in suo possesso in economia, ma che il potere ha programmato come sua soluzione finale, in politica. Lo ha detto chiaramente il portavoce degli Esteri russi. Se la Russia non esistesse più perché dovrebbe esistere il resto del mondo? Non resta che la parata dei negoziatori, dei comunicati, e delle concessioni strategiche, in modo che ognuno possa vincere la propria battaglia in una guerra in cui a perdere, la vita, sono solo le persone.

Giacomo Bonagiuso

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