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mercoledì, Giugno 29, 2022

Tanto tuonò che piovve

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È un proverbio che viene attribuito a Socrate. La leggenda racconta che un giorno, mentre il filosofo era impegnato a dialogare con gli allievi nel cortile di casa, sua moglie Santippe, appena arrivata, si arrabbiò, poi si affacciò alla finestra e rovesciò una brocca d’acqua sulla testa al marito e la reazione fu la frase che divenne famosa. La lezione del greco insegnò che parecchi avvenimenti, soprattutto quelli negativi, non accadono all’improvviso, ma ci sono sempre vari segnali premonitori, proprio come il tuono annuncia la pioggia. La scissione di Di Maio dal M5S rientra con legittimità nella metafora, era prevedibile, molti i malumori dell’avellinese che nel gennaio 2020 fu costretto a dimettersi da capo politico. All’annuncio affermò: “La reggenza passa a Vito Crimi, che è il rappresentate anziano del Comitato di garanzia. Dopo gli Stati generali decideremo il successore. È giunto il momento di rifondarsi: oggi si chiude un’era. Ho lavorato per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso – ha sottolineato – anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita,[…]”. Il campano ha poi precisato: “Non abbandonerò mai il movimento, è la mia famiglia”. Il sostituto fu “Giuseppi” Conte. Le motivazioni possono essere molteplici, una primeggia, cioè quella della regola massimo due mandati. Vero, la stragrande maggioranza dei dissidenti è al primo, ma Luigi no. L’insegnamento di tre anni è che siamo stati governati dalle meravigliose incoerenze del movimento esplicitate da un comico, da un avvocato con il CV molto dubbio e uno senza arte né parte. Buffagni, a proposito della separazione, ha dichiarato che è un fallimento del movimento. Con i loro errori e difetti, Moro,Berlinguer, Nenni, Craxi perfino De Michelis che, da ministro della Farnesina dovette gestire la dissoluzione dell’URSS, erano degli statisti, con buona pace di Draghi, Conte, Salvini, Berlusconi,  Renzi, Letta, Meloni. Si chiosa con ironia, in quattro anni di governo c’è stata una pandemia e una guerra in Europa. Da napoletano affermo: quantomeno portano seccia (sfiga).

Vittorio Alfieri

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