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lunedì, Maggio 20, 2024

Strage di Ustica, le dichiarazioni di Giuliano Amato e Giorgia Meloni

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Sono del 2 settembre scorso le dichiarazioni di Giuliano Amato riguardo la strage di Ustica, l’incidente aereo avvenuto alle 20:59 del 27 giugno 1980 nel tratto compreso tra Ponza e Ustica nel Mar Tirreno meridionale. L’aeromobile, il velivolo DC-9 I-TIGI della compagnia Itavia con volo di linea IH870, decollava alle 20:08 con atterraggio previsto per le 21:13, l’ultimo contatto radio di routine avveniva alle 20:58 e tutto sembrava procedere bene, ma alle 21.04, quando veniva chiamato per autorizzare l’avvio della fase di atterraggio su Palermo- Punta Raisi, il DC-9 non rispondeva e alle 21:40 si avevano i primi sospetti, come si dirà successivamente durante l’inchiesta e dalle comunicazioni radio ascoltate molto tempo dopo, che «il personale di Roma aveva sentito traffico americano in quella zona». Quarantatré anni di ipotesi, interrogativi, misteri, depistaggi, indagini, inchieste che mai hanno chiarito la dinamica e reso giustizia agli 81 passeggeri a bordo: 64 adulti, 11 bambini tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi, oltre ai 4 uomini dell’equipaggio. L’ipotesi dell’Aeronautica Militare sul cedimento strutturale venne smentita ufficialmente dalla Commissione ministeriale, tuttavia, il dubbio della cattiva manutenzione del velivolo aveva portato, nel gennaio 1981, la compagnia aerea Itavia a chiudere i battenti per fallimento.

Le indagini, avviate dalle Procure di Palermo e di Roma e dal Ministero dei Trasporti, dopo una lunga fase di stallo, persero ben presto d’attenzione e sulla vicenda scendeva il silenzio e l’indifferenza fino al 1986 quando, Il Comitato per la Verità su Ustica -nato in occasione del sesto anniversario della strage- rivolge un appello all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiedendo di intervenire per fare chiarezza sulla vicenda. Nell’appello, il Comitato fa riferimento alle inchieste giornalistiche di Andrea Purgatori sul Corriere della Sera che svelano la presenza sui tracciati radar di un oggetto non identificato che volava nei pressi del DC-9, e all’esistenza di buchi nelle registrazioni radar del sito di Marsala, base della Difesa che si trovava più vicina al luogo della strage; il Comitato fa riferimento anche al servizio del 1982 della BBC dal titolo “Murder in the Sky”, che veniva trasmesso su Rai2. Il servizio sosteneva che il DC-9 fosse stato abbattuto da un missile, riportando le analisi di un tecnico americano, membro di un organismo federale statunitense che aveva rilevato la presenza di un caccia non identificato nei pressi del DC-9.

Iniziava così la stagione delle inchieste sulla strage di Ustica e tra il 1987 e il 1988 veniva acquisito il 96% del relitto del DC-9 con due non facili campagne di recupero svolte a 3.700 metri di profondità. Il 6 maggio 1988, nella trasmissione Telefono giallo di Corrado Augias, arriva in diretta la telefonata di un aviere che riferisce di essere stato in servizio la sera della strage nella base aerea di Marsala dove gli avrebbero ordinato di “stare zitti”, e ciò provocò nuovi colpi di scena, clamorose rivelazioni e il caso Ustica veniva così inserito tra i temi cui sarebbe stata chiamata a indagare la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle stragi. Nel novembre dello stesso anno, su Tg1 Sette allora diretto da Nuccio Fava, venivano trasmesse due inchieste in cui viene sostenuta l’ipotesi del missile sganciato durante un’esercitazione militare NATO e le autorità italiane venivano accusate di aver insabbiato la verità.

Sempre nel 1988, per iniziativa di Daria Bonfietti, sorella di una delle vittime della strage, nasceva l’Associazione parenti delle vittime della Strage di Ustica che ebbe un grande clamore mediatico scuotendo l’opinione pubblica e divenendo il caso, dal 1989, oggetto d’indagine della Commissione parlamentare Stragi, presieduta dal Senatore Libero Gualtieri.

Nel 1992, i vertici dell’Aeronautica all’epoca dei fatti, furono incriminati per alto tradimento perché «dopo aver omesso di riferire alle Autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare […], l’ipotesi di una esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dei tracciati radar, abusando del proprio ufficio, fornivano alle Autorità politiche informazioni errate». Gli imputati, dopo 272 udienze, i generali Corrado Melillo e Zeno Tascio venivano assolti dall’imputazione di alto tradimento “per non aver commesso il fatto”, e i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri venivano ritenuti colpevoli, ma il reato cadeva in prescrizione essendo passati più di 15 anni.

Nel 1999, la sentenza istruttoria del Giudice Rosario Priore affermava che «l’incidente al DC-9 era occorso a seguito di azione militare di intercettamento», quindi Il DC-9 era stato coinvolto in una azione militare nel corso della quale un missile ne aveva causato la caduta. Sull’intera vicenda è intervenuto recentemente (2 sett 2023 su La Repubblica, n.d.A.) Giuliano Amato riprendendo la tesi sostenuta dalle famiglie delle vittime, secondo cui un aereo francese avrebbe lanciato un missile colpendo il DC-9.

«La versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani», sostiene l’ex Ministro degli Esteri quando era in carica come Presidente del Consiglio Bettino Craxi, secondo la cui ipotesi un caccia francese aveva preso di mira nello spazio aereo italiano un aereo libico sul quale avrebbe dovuto viaggiare il leader libico Muammar Gheddafi, sferrando un attacco di cui i passeggeri del DC-9 furono vittime collaterali. Amato sostiene che il tentativo di uccidere Gheddafi, sarebbe stato pianificato con la copertura di esercitazioni militari della Nato nel mar Mediterraneo e che ci furono combattimenti aerei che coinvolsero apparecchi libici nelle vicinanze del DC-9. L’aereo sarebbe stato distrutto da un missile lanciato contro uno o due caccia libici che si erano posizionati sulla sua scia per nascondersi ai radar.

Già nel 2008 l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga aveva parlato di responsabilità della Francia provocando la riapertura delle indagini, un’ipotesi condivisa dal fatto che allora Gheddafi, guidava un regime contrario all’Occidente ed era coinvolto in un conflitto in Ciad, dove la Francia sosteneva i suoi avversari. L’ipotesi di una stretta relazione tra l’incidente e le tensioni tra Parigi e Tripoli si è rivelata non facile, e gli inquirenti hanno incontrato molti ostacoli: secondo il giornalista Andrea Purgatori –morto il 19 luglio scorso- l’indagine è stata segnata dalla morte sospetta di una ventina di testimoni; nel 2011 il giudice Rosario Priore, denunciava l’ostruzionismo di Parigi; nel 2013 la Corte di Cassazione attribuiva l’esplosione letale a un missile aria-aria, ma senza stabilire la nazionalità dell’aereo responsabile del lancio.

«Le parole importanti e degne di attenzione (di Amato, n.d.A.) sono frutto di deduzioni personali» commenta la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, invitando Amato a rendere noti gli elementi che permetterebbero di riaprire le indagini e chiarendo che «nessun atto riguardante la tragedia del DC-9 è coperto da segreto di Stato e nel corso dei decenni è stato svolto dall’autorità giudiziaria e dalle Commissioni Parlamentari di inchiesta un lungo lavoro».

Il Ministro degli Esteri francese Catherine Colonna ha dichiarato che Parigi ha fornito «gli elementi a sua disposizione tutte le volte che è stata sollecitata” e che resta “a disposizione per lavorare con l’Italia se ne viene fatta richiesta».

Rosalba Pipitone

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