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lunedì, Giugno 17, 2024

Giacomo Matteotti, 100 anni fa l’ultimo discorso di un uomo libero e coraggioso

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Giacomo Matteotti, l’ultimo discorso. Il 30 maggio 1924, un secolo fa, il deputato socialista intervenne alla Camera parlando di “libera sovranità del popolo”. Il 6 aprile 1924 in Italia si erano svolte le politiche per l’elezione della Camera dei deputati. Molti deputati, non solo socialisti, denunciarono il clima di intimidazioni e brogli in cui avvennero e chiesero il rinvio degli atti di convalida del voto, ma fu negato. Giacomo in aula affermò:

“Voi che oggi avete in mano il potere e la forza , voi che vantate la vostra potenza, dovreste meglio di tutti gli altri essere in grado di far osservare la legge da parte di tutti. Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della nazione. Se la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperli correggere da se medesimo. Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Molto danno avevano fatto le dominazioni straniere. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni”.

“Tempesta”, come veniva chiamato dai compagni di partito per il carattere battagliero, a chi si congratulava con lui per quelle parole rispose sorridendo: “E adesso potete preparare la mia orazione funebre”. Triste presagio, dopo dieci giorni, il 10 giugno, sarà rapito e ucciso. Sandro Pertini si iscriverà al Partito socialista unitario, presso la Federazione di Savona, sull’onda dell’emozione e dello sdegno per il ritrovamento del cadavere. “Mio ottimo amico – scriveva da Firenze nel giugno 1924 il futuro presidente della Repubblica – ho la mano che mi trema, non so se per il grande dolore o per la troppa ira che oggi l’animo mio racchiude. Non posso più rimanere fuori del vostro partito, sarebbe vigliaccheria. Pertanto, pronto a ogni sacrificio, anche a quello della mia stessa vita, con ferma fede, alimentata oggi dal sangue del grande Martire dell’idea socialista, umilmente ti chiedo di farmi accogliere nelle vostre file”.

Importanti, soprattutto per i tempi bui che stiamo vivendo, anche le parole della premier Giorgia Meloni, oggi durante la commemorazione alla Camera: «Ucciso dallo squadrismo fascista, ci ricorda che la nostra democrazia è tale se si fonda sul rispetto dell’altro»

Per non dimenticare. Mai.

Vittorio Alfieri

 

 

 

 

 

 

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