Il lavoro e il profitto etico …che non c’è

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2profittoIl lavoro e il profitto etico …che non c’è. Il concetto trova spiegazione nel saggio “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” del sociologo tedesco economista e filosofo Max Weber. Il teutonico identifica nel lavoro l’essenza del capitalismo ed è il calvinismo, dottrina cristiana-protestante, che lo considera etico. La ragione del pensiero di Weber è perché tolte le risorse per il sostentamento, soprattutto gli imprenditori Calvinisti reinvestivano  gli utili nell’impresa. Contestualizzando il concetto nasce dall’osservazione di una costola della riforma protestante cinquecentesca di Martin Lutero, appunto il calvinismo, che vide altre costole dai pensieri di Zwingli, Melantone e Muntzer e Weber ne scrive all’alba del 1900, più precisamente 1904, a distanza di 10 anni da il Capitale di Karl Marx. La contrapposizione di due pensieri, il profitto come interesse personale, lo stesso interesse collettivo, massimo comune divisore il lavoro. Dopo 115 anni, è sempre il lavoro centro di gravità. In questi 105 anni, due guerre mondiali, la crescita esponenziali delle borse valori, il capitalismo come modello vincente economico, l’avvento di quello finanziario, la crisi economica dei sub prime, ora la pandemia. Con buona pace di Weber il profitto che si è affermato è quello personale dei singoli, azienda familiare o lobby, oppure quello ammantato dall’etica statale, di questi giorni la vendita all’Egitto di due navi fregate per 1,2 miliardi parte di una commessa tra i 9 e gli 11 miliardi di € che comprende altre 4 fregate, ulteriori 20 navi e 44 aerei…      Vittorio Alfieri

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