Quando l’arte imita la vita

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download“Giuditta e Oloferne” è un dipinto a olio su tela realizzato dal pittore nostrano Caravaggio. Nel quadro l’artista rappresenta l’episodio biblico della decapitazione del condottiero Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera. Essa è raffigurata intenta a ghigliottinare il comandante babilonese – definito assiro nel testo sacro – con una scimitarra, mentre alla scena assiste una vecchia serva che sorregge con le mani il drappo contenente il cesto nel quale va conservata la testa. Il milanese rimase fedele al clima dell’episodio del vecchio testamento facendo decapitare il generale con una daga mediorientale, ma attualizzò la scena, poiché l’abbigliamento di Giuditta è quello tipico delle donne a lui contemporanee. Accanto a lei il pittore inserì una serva vetusta e brutta, come simbolico contraltare alla bellezza e alla giovinezza della vedova. L’autore sottolinea e fa risaltare maggiormente la prima, che incarna grandi valori morali. Infatti Giuditta, presentata come simbolo di salvezza che Dio offre al popolo ebraico, assurge anche a simbolo della Chiesa stessa e del suo ruolo salvifico. Nella politica nazionale sicuramente Giuditta è la Giorgia Meloni intenta a tagliare la leadership del capitano Salvini a suon di sondaggi sempre più favorevoli, l’anziana sullo sfondo è Forza Italia che probabilmente, se il segretario leghista non dovesse accettare il partito unico del centrodestra proposto dal Caimano, potrebbe vedere di buon auspicio il sacrificio del Papeete man. Nell’ideologia politica Oloferne è il fascismo, Giuditta la resistenza, la signora che raccoglie il capo allora non era anziana ma saggia certamente, adesso ha 97 anni, è Francesca Laura Fabbri Wronowski, di evidente origine polacche, parente di Giacomo Matteotti, partigiana e giornalista italiana. Probabilmente la metafora è forte, ma lo è stata Madre Teresa di Calcutta e spesso ha sconfitto la lebbra e sullo sfondo a guidarla Maria di Nazareth. Forse tutti si ha una propria Giuditta e Oloferne.

Vittorio Alfieri