I migranti e il dramma della disumanità

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La disumanità è servita per l’ennesima volta. In questi giorni, al confine tra Bielorussia e Polonia, arrivano dalle duemila alle tremila anime disperate provenienti da nazioni in guerra come la Siria, l’Afghanistan e il Sudan. Quest’ultimo Stato quasi dimenticato, che solo il 25 ottobre scorso è stato teatro di un golpe militare, è un paese che annovera oltre 41 milioni di esseri umani, che hanno una sola responsabilità, quella di essere nati nel posto sbagliato nel mondo. Lo era anche l’infante siriano trovato morto assiderato, sono stati trovati ferito ad un braccio il padre, accoltella alla gamba la madre. Per non cadere nella retorica e non amando il politically correct, il nostro pianeta tutto, e il periodo pandemico lo sta confermando, non è un luogo in cui nascere, poi nei luoghi menzionati è l’inferno in Terra. In ragione di ciò, procreare non è l’ideale, ma sicuramente come avviene per il 95% del genere umano la creazione di una famiglia dà un senso ulteriore alla propria esistenza. Quello che sta accadendo è l’arma utilizzata da Bielorussia e Russia-che nega ovviamente – ,che si preoccupa dell’eventuale interruzione di gas da parte di Minsk per pressare l’Europa, è una lotta di potere nella zona geografica, Ucraina docet. Assodato questo, l’Europa latita, la patria di Solidarnosc ne è appartenente al netto che è governata dall’ultra destra di Giustizia e Libertà e non può permettere questa tragedia. È arrivata l’ora della ripartizione obbligatoria di questi disperati, unita ad un piano Marshall per le nazioni più bisognose, altrimenti la disumanità sarà sempre servita.

Vittorio Alfieri