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sabato, Gennaio 22, 2022

Giovinetto di Mozia, scrive Elio Licari

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In merito alla questione sul trasferimento o meno del Giovinetto di Mozia presso il museo Salinas di Palermo, in occasione della grande mostra internazionale che sarà allestita nel periodo invernale, vista l’accesa polemica ho preferito non intervenire subito. Ad ogni modo credo sarebbe stata una importante opportunità per aumentarne la visibilità: il Giovinetto avrebbe fatto parlare di sé anche importanti testate nazionali e internazionali, con una ricaduta positiva sull’immagine dell’isola di Mozia. In relazione a questo, ricordo ancora quando molti anni fa a Venezia, in occasione dell’inaugurazione della Mostra sui Fenici a Palazzo Grassi, vidi esposta una statua magnifica, che attirò la mia attenzione. Era, appunto, il Giovinetto di Mozia. Allego un racconto che parla di quel giorno.

IL GIOVINETTO DI MOZIA

Molti anni fa a Venezia, in occasione dell’inaugurazione della Mostra sui Fenici a Palazzo Grassi, vidi esposta una statua che attirò la mia attenzione. Era il Giovinetto di Mozia. Un bellissimo esemplare di giovane greco dalle forme armoniose che, imponente, dominava la sala. Era così affascinante che rimasi incantata. Mi dissero che la statua era stata trovata in uno specchio di mare molto suggestivo, nei pressi di Marsala. Per caso, dopo anni feci, un viaggio in Sicilia. Era un caldo pomeriggio di una primavera siciliana, dal pullman che percorreva la strada provinciale, vedevo nitide, sul mare di ponente, tre isolette: Isola Lunga, Mozia e Santa Maria che, insieme, esaltavano una laguna denominata lo Stagnone.  Il luogo, appunto, dove era stata ritrovata la statua del giovinetto greco. Sulla terraferma si vedevano decine di saline attive, con ai bordi cumuli di sale e tanti mulini ristrutturati, funzionanti, che, con il lento movimento impresso dal vento, sembravano lancette di un orologio che percorrevano lo stesso quadrante scandendo secoli differenti. Sullo specchio d’acqua, centinaia di barche immobili come pennellate di un artista sparse qua e là: nel contesto del paesaggio sembravano testimoni di un’antica storia di uomini. Rimasi incantata da tanta bellezza.  Ci imbarcammo su un barcone che ci portò a Mozia. Dopo aver fatto il giro dell’isola tra agave e fichi d’india, oleandri e ginestre, visitammo il museo e rividi la statua del giovinetto greco di cui mi ero innamorata a Venezia. In questo luogo, fatto apposta per sedurre gli occhi, la mente e l’immaginazione, l’impatto con la statua fu più eccitante. Tornata a Parigi, parlai ai miei amici del magnifico viaggio. Anche loro affascinati dal mio racconto vollero visitare quell’oasi di mondo meraviglioso e incontaminato attorno a Marsala. E il racconto del nostro viaggio, in altre occasioni, divenne uno dei film più belli della nostra vita.

Elio Licari

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