Il Vaticano e lo scontro sul Ddl Zan

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2Ddl-ZanLa Città del Vaticano, ufficialmente Stato della Città del Vaticano o, per antonomasia, San Pietro, o Santa Sede, è uno Stato senza sbocco al mare della penisola italiana, il più piccolo Stato sovrano del mondo sia per popolazione che per estensione territoriale. Come forma di governo è una teocrazia, senza essere blasfemi, come la repubblica presidenziale islamica dell’Iran. La città-Stato, creata nel giugno del 1929 con i Patti Lateranensi, firmati nel febbraio dello stesso anno tra Benito Mussolini e il cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri, rispettivamente i rappresentanti del Regno d’Italia e della Santa Sede, è un’enclave nel territorio della Repubblica Italiana, inserita nel tessuto urbano della città di Roma. Nello Stato dettagliatamente vige un regime di monarchia assoluta teocratica ierocratica elettiva di tipo patrimoniale, con a capo il Sommo pontefice della Chiesa cattolica. La lingua ufficiale è l’italiano, mentre il latino è la lingua ufficiale della Santa Sede. Lo Stato batte moneta propria, ma per effetto dell’unione doganale e monetaria con l’Italia, adotta l’euro, che negli otto tagli delle monete metalliche riporta nella faccia nazionale l’effigie del Papa regnante, ovvero soggetti vaticani, ed emette propri francobolli, utilizzabili per il servizio postale verso tutto il mondo, ovviamente solo con spedizione dalle Poste Vaticane. La legge delle guarantigie dopo l’Unità d’Italia regolò i rapporti tra il belpaese e il papato. Poi nel 1984 ci fu la revisione del concordato firmato da Craxi. È dei giorni che si vivono finalmente in zona bianca (nella speranza che i comportamenti non siano quelli dell’anno scorso, in tal senso anche se non è terminata è rassicurante la campagna vaccinale) il vulnus generato dal DDL Zan, che prevede la condanna di comportamenti di omotransfobia, a detta del segretario dei rapporti con gli Stati- assimilabile al ministro degli esteri- Gallagher. La reazione del presidente del consiglio Draghi è arrivata in un intervento al senato nel quale ha rammentato che “lo stato è laico e il parlamento sovrano “, laicità stabilita da una sentenza della corte costituzionale del 1989. Parziale dietrofront del segretario di Stato Parolin, che ha dichiarato esista una preoccupazione sull’interpretazione del Ddl qualora diventasse legge nei termini attuali. Il provvedimento è stato approvato nel novembre alla Camera, si attende il Senato, l’ostruzionismo della destra sovranista per l’approdo in aula è stato notevole (perifrasi…) il 13 luglio c.a. s’inizierá il dibattito. La comunità è vessata, si crede sia indiscutibile che non è solo quella dei gay pride, è anche la provocazione eccessiva di un Cristo con la corona di spine sui tacchi a spillo che veicola un messaggio, ossia Dio è amore a 360°. Si comprende che sulla carta il 78% degli italiani si dichiari cattolico, ma l’ingerenza della Santa sede -eppure Bergoglio è progressista- è intuibile poiché essendo la curia romana un luogo di potere, necessita la mediazione tra le varie “anime”. Si può archiviare la vicenda come una svista della Santa sede che, avendo il monarca argentino – dove il cattolicesimo è religione di Stato – abbia fatto confusione. Il Vaticano in questa circostanza non è stato “infallibile”.

 Vittorio Alfieri

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